giovedì 25 agosto 2011
lunedì 22 agosto 2011
Il gran premio motociclistico di Motegi e l'hara-kiri radioattivo
SAMEDI 20 AOÛT 2011
Il gran premio motociclistico di Motegi e l'hara-kiri radioattivo
L’inquietudine dei piloti motociclisti riguardo alla tenuta delgran premio di Motegi è pienamente e obiettivamente fondato. L’Aipri non può che sostenerli nella loro legittima richiesta di annullamento del gran premio. Il loro buon senso spontaneo trova riscontri scientifici incontrovertibili. E tremendo e lacerante risconoscerlo ma va esplicitato senza tanti giri di parole. Fukushima è il più grave incidente nucleare mai avvenuto e più grave del insieme degli incidenti civili mai avvenuti. Ingenti quantitativi di radionuclidi polverizzati sono stati immessi nell’atmosfera mondiale, ossia tonnellate in ognuna delle quali vi sono circa 18 kg di elementi di fissione e di attivazione "longevi" che rappresentano un potenziale ufficiale di 1 miliardo di dosi letali per inalazione, e una parte è ricaduta sul territorio nipponico. Il Giappone è oramai una zona radioattiva off-limit sia per via del deposito di infinitesimali particelle radioattive su praticamente tutto il territorio, anche se più marcato da Tokyo compreso in su, sia per il fatto della contaminazione cronica dell’aria alimentata dagli incessanti rilasci di Fukushima. Recarsi in Giappone significa esporsi tanto alla radioattivitàartificiale esterna quando alla molto ma molto più dannosa radioattività interna respirando, bevendo e mangiando fatalmente particelle ionizzanti. Non vi è più, coltura, bestiame, cibo, acque, incontaminato. Le morti improvvise, testimoniate dai blog, stanno incrementandosi in Giappone in maniera spaventosa, enorme, gli aborti spontanei sono in crescita, sintomi di malessere fisico generico si stanno diffondendo nella popolazione, ingenti tracce di radioattività sono state riscontrate nei bambini, i rilievi radiologici dei cittadini provano una pesante e diffusa contaminazione nell’intero paese. Nessuno esce dal Giappone senza aver incorporato la sua dose di radionuclidi artificiali il cui effetto patogeno si mostrerà nel tempo. Nessuno esce dal Giappone senza aver incrementato la probabilità di morire di tumore, di infarto, di leucemia e di tante altre malattie. I piloti fanno bene a voler starne alla larga. Fanno bene a voler tutelare la loro salute. Fanno bene a rifiutarsi al hara-kiri radioattivo.
Hiroshima to Fukushima, Finishing the Job
venerdì 12 agosto 2011
Intervista a QUARTO TRABACCHINI uscita su IL NUOVO CORRIERE VITERBESE
Nome: Quarto
Cognome: Trabacchini
Nato a Grotte S.Stefano il 2 agosto 1949
Stato Civile: vedovo di Gemma Piacentini, ex Consigliere Comunale alla quale è intitolato il circolo PD del Pilastro. Si sta rifacendo una vita con una nuova compagna.
Un figlio, Alessio, vignettista presso la Coniglio Editore.
Studi: Maturità Tecnica
Attività: Funzionario di Partito.
Quarto Trabacchini dopo uno paio di cortesissime telefonate mi riceve sabato mattina al Bar Dei del Pilastro. Arriva puntuale, è un sessantenne garbato e dai modi gentili con qualche chiletto di troppo, ma questi chi non ne ha? Si capisce che in zona e al bar è personaggio noto. In parecchi lo salutano. Ora, se ti aspetti il classico comunista che mangia i bambini, un Peppone focoso e incendiario, beh, hai sbagliato persona. Qualcuno direbbe che è un buonista, in realtà Trabacchini sembra più che altro una persona sensata e un grande diplomatico.
Quando inizia la sua attività politica?
"Dalla scuola. Mi avvicinai subito al PCI attraverso la FGCI".
L'Urss come terra promessa?
"No, francamente dell'Urss mi interessava poco. Vedevo nel PCI un mezzo per combattere le ingiustizie".
Eravamo verso la fine degli anni '60, quelli delle lotte studentesche.
"A Viterbo fui uno degli organizzatori ma sinceramente qui eravamo nella provincia profonda, il '68 arrivò tardi ed edulcorato".
Pochi scontri e poche risse dunque.
"Rifiuto l'idea del '68 come scuola di violenza: per la stragrande maggioranza dei giovani non lo fu. Personalmente non fui mai coinvolto in episodi di questo genere, semmai in qualche banale scaramuccia. A Roma, è vero, il clima era diverso, più infuocato, me ne ricordo bene perché spesso andavo alla manifestazioni".
A Viterbo la battaglia era più civile.
"Indubbiamente. La battaglia politica era si dura, ma a differenza di oggi si svolgeva con lealtà, senza colpi bassi e senza insulti".
C’era maggiore rispetto?
"C'era da parte del PCI, della DC e degli altri partiti un profondo rispetto delle Istituzioni che non veniva mai meno. Oggi invece, pericolosamente, non c'è più, soprattutto da parte di Berlusconi e del centrodestra! Ma la difesa delle Istituzioni spetta a tutti e anche il centrosinistra deve distinguere tra la lotta politica e la difesa delle Istituzioni in tutte le aree".
Chi furono le sue figure di riferimento dell'epoca nel partito?
"La militanza fu una grande lezione di vita. Ricordo in particolare l'Avvocato e Senatore Leto Morvidi, Luigi Petroselli, l'Onorevole Angelo La Bella, Gualtiero Sarchi, Assuero Ginebri e molti altri compagni".
Dopo esperienze da Consigliere Provinciale e Comunale nel 1987 lei viene eletto deputato a soli 38 anni.
"Ero uno dei più giovani. La decisione fu presa dal partito che mi appoggiò con vigore: c’erano allora le 4 preferenze".
Nel 1992 venne riconfermato.
"Fu molto più dura perché il collegio era quella volta tutto il Lazio e c'era la preferenza unica. Nessuno pensava che Viterbo, praticamente un quartiere di Roma, potesse eleggere un suo deputato, invece dopo una campagna elettorale difficilissima ci riuscii".
Una grande gratificazione.
"Dopo una bella lotta democratica. Per questo sono molto arrabbiato con la legge elettorale attuale che vede i Parlamentari scelti dalle segreterie dei partiti e non eletti. La responsabilità non è solo della Lega e del PDL, ma anche del centrosinistra".
Nel 1994 però non si ricandidò.
"Decisione del partito che non mi dispiacque. La mattina dopo ero in federazione a lavorare per Capaldi e Sposetti che furono selezionati al mio posto e che sono miei amici. E poi credo con fermezza nel rinnovamento: i passi indietro sono spesso necessari altrimenti negli stessi posti ci sono sempre le stesse persone".
Le manca la vita da Parlamentare?
"No. Tra la Camera ed il Consiglio Comunale avrei scelto quest'ultimo per avere maggior contatto con la città. Però ricordo con piacere la mia più bella esperienza da deputato: quella nella Commissione Esteri e al Consiglio Europeo di Difesa. Mi permise di conoscere molte realtà significative in Europa e nel Mondo".
E' vero che gran parte del vostro stipendio da Parlamentare andava al partito?
"Si, certo. Oggi credo che anche su questo punto ci sia stato un allentamento dei costumi".
Oggi per chi vota?
"Beh sono tuttora iscritto al PD e continuo la militanza politica con entusiasmo".
Non siete diventati un po' bacchettoni con questa storia del Bunga Bunga?
"Chi fa politica deve essere integerrimo e fare una vita specchiata. Ho sempre tenuto molto alla questione etica al di là di ogni moralismo".
Quale era la sua aria di riferimento nel partito?
"Era Berlinguer! E prima di lui era Luigi Longo che, lo dimentichiamo spesso, ma fu il segretario del PCI che aprì ai giovani del '68 portando il partito, con il famoso articolo di Rinascita, ad essere per loro un punto di riferimento di lotta ed impegno democratico".
Era favorevole alla svolta di Occhetto?
"No. Perché eravamo già da anni socialdemocratici, non mi piaceva l'iconoclastia esasperata ed il guardare avanti senza sapere bene dove. I fatti mi hanno dato ragione ma poco importa, mi interessano solo l'oggi e il domani".
E al PD?
"Si, ma nel PD ho lavorato alla terza mozione per farlo nascere dal basso sulla base dei comuni ideali tra sinistra e cattolici".
Ma allora lei non è un vecchio comunista mangiapreti?
"Macchè, mi hanno spesso definito cattocomunista, definizione che non mi pesa: alcuni miei maestri di vita sono stati dei sacerdoti. Anche se non sono un praticante".
Perché la sinistra non ha mai conquistato il Comune di Viterbo?
"Sicuramente per alcuni limiti nostri ma anche perché è una città estremamente conservatrice. Credo però che con le giuste alleanze il PDL si possa battere come è successo altrove. E poi l'assenza di ricambio non fa crescere le città e non risolve i problemi".
Giuste alleanze: anche con FLI?
"Se fossero disponibili non ci vedo nulla di male. La parabola del Berlusconismo è quasi arrivata alla fine. Bisogna che tutte le forze di sinistra e di centro si uniscano per voltare pagina sforzandosi di lavorare insieme sui programmi, le idee e la difesa delle istituzioni".
E SEL?
"La sinistra ha un enorme difetto: quando si divide vede come nemico chi le sta più vicino. SEL si sta muovendo bene. Vendola è molto bravo, lo conosco da anni, siamo stati insieme sotto le bombe a Sarajevo rischiando la vita".
Come giudica la segreteria di Bersani?
"Anche lui si sta muovendo bene: la strada è quella giusta e vedo con piacere che anche Di Pietro sta abbandonando certi toni. Vorrei solo si lavorasse di più alla costruzione, al rafforzamento, del PD che anche nella nostra provincia è più una federazione di gruppi e sottogruppi che un partito solido".
Chi voterebbe oggi a Napoli?
"De Magistris che appoggerei senza se e senza ma. Come vedo ha fatto giustamente il PD. Può essere un buon sindaco e poi il suo avversario ha padrini non raccomandabili come Cosentino".
Ce la farà Pisapia a Milano?
"Ha già fatto qualcosa di straordinario. Spero di si: è una persona per bene e di certo non è un estremista. E poi ha un forte legame con la città".
Chi sarà il vostro candidato sindaco a Viterbo tra due anni?
"Spero si facciano le primarie. Ho delle idee ma ora le tengo per me".
Fioroni?
"Può essere ma potrebbe anche essere persona del PD o di SEL. Le primarie decideranno: la destra ha un padrone, noi no".
Cosa pensa di Marini Sindaco e Deputato?
"E' una grande ingiustizia: il Sindaco dovrebbe essere 24 ore al servizio della città ed il Parlamentare 24 ore al servizio del paese".
Di cosa ha urgente bisogno Viterbo?
"E' una città che non cresce: Ci vogliono politiche di sviluppo e occupazione. Invece il Centro Storico non si affronta, le Terme non si affrontano, l'Urbanistica e la crescita armonica della città non si affrontano, l'Expo non si affronta! I Trasporti sono disastrosi. Auspico che tutte le forze politiche, sociali, sindacali, associative e le istituzioni si mettano insieme per lo sviluppo della città e per renderla anche più vivibile alle categorie svantaggiate".
Però voi avete gestito l'APT e la Provincia ma per il Turismo nella Tuscia non è stato fatto molto.
"E' vero e dovremmo fare tutti un'analisi profonda della situazione, riconoscendo i limiti che ci sono e ci sono stati. Il turismo può essere per il territorio una grande opportunità, va fatta promozione e va messo al centro del discorso politico. Come è stato fatto in Umbria e Toscana dove Regione ed Enti locali hanno lavorato in sinergia".
Un'ultima battuta. Ascenzi su questo giornale ha dichiarato che tangentopoli è stato un complotto tra PCI e certi magistrati. E' d'accordo?
"Stimo Ascenzi ma stavolta ha detto una fesseria. Come ancora oggi ne dice tante Berlusconi sull'argomento".
L'intervista è finita e Quarto Trabacchini si accende l'ennesima MS: per fortuna siamo seduti all'aperto.
Maurizio Makovec
makcomunevt@yahoo.it
martedì 9 agosto 2011
CHIUSA LA PRIMA EDIZIONE DI LIDI D'AUTORE
Si è conclusa domenica la prima edizione di Lidi d'Autore. L'idea, promossa dall'associazione Alta Marea ed organizzata in tempi brevissimi a ridosso dell'estate, è questa: portare i libri ed i loro autori sulle spiagge, sui lidi della Tuscia, siano essi lacustri o marini, all'ora dell'aperitivo. Ovvero quando si lascia la spiaggia ma si continua a vivere le sue prossimità in attesa del tramonto e della cena. Della serie: se chi sta in vacanza al mare o al lago non va agli incontri letterari, sono gli incontri letterari che vanno da lui. Si è trattato questo di un anno zero, di un'edizione di prova, che però ci ha dato speranza e fiducia di poterci ripetere con più mezzi ed energie nel 2012. La prima stagione ha visto protagonisti i lidi di Ronciglione, Marta, Bolsena e Tarquinia. Sono stati presentati autori locali e non, come Giorgio Nisini, Franco Grattarola, Stefano Paolocci, Daniele Catalani, Elvio Calderoni e soprattutto Massimo Fini, la prima vera star della manifestazione che nel penultimo appuntamento di sabato 6 agosto al Gradinoro a Tarquinia ha infuocato la platea ed il dibattito con il suo scandaloso Mullah Omar.
Ringraziamo infine la Provincia di Viterbo per averci sostenuto, le case editrici, gli autori intervenuti e soprattutto le decine e decine di persone che nei 6 incontri di Lidi d'Autore 2011 hanno mostrato voglia di ascoltare, leggere, partecipare.
L'associazione ALTA MAREA
Ringraziamo infine la Provincia di Viterbo per averci sostenuto, le case editrici, gli autori intervenuti e soprattutto le decine e decine di persone che nei 6 incontri di Lidi d'Autore 2011 hanno mostrato voglia di ascoltare, leggere, partecipare.
L'associazione ALTA MAREA
lunedì 1 agosto 2011
MASSIMO FINI A TARQUINIA
MASSIMO FINI a Tarquinia il 6 agosto 2011 alle 19.
Uno dei più grandi giornalisti italiani, l'anticonformista e provocatore MASSIMO FINI, sarà a Tarquinia il 6 agosto 2011 alle 19, presso il GRADINORO in occasione di LIDI D'AUTORE, per presentare il suo ultimo scandaloso libro: IL MULLAH OMAR, Marsilio editore.
Uno dei più grandi giornalisti italiani, l'anticonformista e provocatore MASSIMO FINI, sarà a Tarquinia il 6 agosto 2011 alle 19, presso il GRADINORO in occasione di LIDI D'AUTORE, per presentare il suo ultimo scandaloso libro: IL MULLAH OMAR, Marsilio editore.
lunedì 4 luglio 2011
Intervista a Nando SIGNORELLI
Uscita il 22 maggio 2011 su "IL NUOVO CORRIERE VITERBESE"
Nome : Ferdinando
Cognome: Signorelli
Nato a Roma l'11 ottobre 1928
Stato Civile: Vedovo, "e che sono matto a risposarmi", commenta.
1 figlia, Patrizia, avvocato
Titolo di Studio: Laurea in Medicina specializzato al Forlanini in malattie polmonari.
Attività : medico ed insegnate presso le Università Cattolica e di Tor Vergata nei corsi di laurea di II° livello.
Ferdinando Signorelli è uno splendido 83enne che vive solo in una casa di tre piani nel cuore di Pianoscarano. Zampetta per le scale da far invidia a tanti 20enni accidiosi e si gode il suo terrazzo con vista sul "paradosso" e sulle torri di san pellegrino, dove corregge le tesi dei suoi studenti. In un angolo della cucina una grande brocca dell'MSI: "Una volta queste cose univano la gente, ora hanno distrutto tutta la parte umana della politica", esordisce.
La sua storia politica inizia da lontanissimo, un'epoca, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. "Non feci in tempo ad andare al Nord con la RSI", si rammarica, "ma nel 1944 ero al fronte di Cassino come ausiliario delle truppe germaniche: avevo 16 anni! Tant'è vero che nella Navicella del Senato scrissero: ... ha combattuto nella battaglia per la difesa di Roma nel 1943-44 con le truppe germaniche".
Una vita fa per l'appunto. E poi cosa successe?
"A Roma, a guerra finita, entrai nelle formazioni politiche che diedero vita al MSI. Presto decidemmo di non fare vita clandestina ma di accettare le regole della politica democratica. Fu l'inizio di un lungo percorso di militanza con le prime responsabilità nella direzione del partito: il segretario era Arturo Michelini".
Come mai poi si spostò a Viterbo?
"Per lavoro. Negli anni '60 fui assunto come medico dal Consorzio Provinciale Antitubercolare e Malattie Respiratorie. Nel 1964 divenni segretrario provinciale del Msi e nel 1965 venni eletto per la prima volta in Consiglio Comunale".
Quali i compagni di viaggio dell'epoca?
"Ricordo in particolare l'Ing. Sini, Orazio Puletti e Pippi D'Angelo: facemmo un grande lavoro e diventammo una delle province più forti della penisola. Nel frattempo venni eletto per tre legislature consecutive al Comune di Viterbo".
E non solo?
"No! Fui consigliere anche a Tarquinia, Montalto, Acquapendente, Soriano, Ronciglione, Tuscania: avevamo pochi militanti, portavo voti ed impostavo la politica in paese per poi lasciare il posto alla gente del posto".
Discriminazioni?
"Tante. Nella professione fui sempre sfavorito nei concorsi. Poi alle prime sedute dei Condigli Comunali a Ronciglione e Tuscania i consiglieri di sinistra si opposero fisicamente all'ingresso in aula del fascista Signorelli".
Lei subì anche delle minacce e degli attentati?
"Le minacce non si contano, furono anni tragici, di sangue. A Santa Marinella nel 1972, ero con Carlo Alberto Guida, scendemmo dall'auto per un comizio organizzato e ci spararono senza colpirici per fortuna. Poi, lo stesso anno, mi tirarono una molotov durante un comizio romano a Piazza Madonna di Guadalupe. E poi molti di noi erano nelle liste speciali di proscrizione delle BR".
Suo fratello Paolo, dirigente ed ideologo di spicco di Ordine Nuovo fu arrestato nel 1980, lei nel 1983 entrò in Senato anche per aiutarlo. Ci riusci?
"Mio fratello si è fatto 10 anni di galera per poi essere assolto da ogni accusa. In Senato ho potuto conoscere meglio la strategia della tensione attuata in gran parte dal regime politico tramite la centrale dell'ufficio affari riservato del ministero degli interni con alcune procure sparse. Il fine, utilizzando il pentitismo, era di accusare la destra cosiddetta eversiva delle stragi".
E gli opposti estremismi?
"Teorema organizzato per far sopravvivere un regime che portava l'Italia al collasso socio-economico: hanno iniziato con la strage di Bologna. Hanno organizzato le stragi i servizi, alcuni politici e alcune procure in combutta. Né la Mambro né Fioravanti, né altri della destra ne sono responsabili. La strage "fascista" serviva per coprire il regime".
Torniamo a Viterbo. Come si sviluppò il partito?
"Organizzammo sezioni, in tutta la provincia, anche nelle frazioni con una fitta rete di militanti. Il grande successo arriva verso il 1993-94 con il collasso della Prima Repubblica: nel 1993 alle provinciali presi il 18% ed il partito ebbe risultati clamorosi a Roma e Napoli con la nuova legge elettorale per il Sindaco, rispettivamente con la Mussolini e Fini".
Nel 1995 ci fu Fiuggi.
"Ci siamo dovuti adeguare alle nuove circostanze, eravamo realtà di governo ormai, ce lo chiedeva l'opinione pubblica in Italia e in Europa. Certo AN edulcorò molti i principi fondanti dell'Msi nell'ottica reale di essere ormai partito di governo".
Come giudica la Prima Repubblica?
"Un vero regime dominato da DC-PSI-PCI che si reggeva sul binomio corruzione e terrorismo politico. Vedi anche nel 1978 l'omicidio Moro. Per fortuna ci fu prima la caduta del muro e poi mani pulite con Di Pietro che fece bene il suo mestiere".
Come giudica Meroi e Gabbianelli, gli unici due Sindaci che Viterbo ha avuto di provenienza politica e culturale MSI.
"Male. Ho lasciato AN critico verso gente come loro: dalla torre li butterei entrambi. Non ho di loro nessuna stima, si sono limitati a sostituire il vecchio regime senza fare molto altro. Ma d'altronde non saprei chi non buttare tra gli attuali conduttori della politica, non solo a Viterbo".
Cosa pensa del Berlusconismo?
"Ha cambiato la politica italiana dandole una impostazione radicalmente nuova anche nelle formule organizzative. Oggi però se ne osserva anche un'involuzione che alle volte ha assunto aspetti inquietanti."
Attratto da FLI?
Assolutamente no. Ora sono dirigente della Destra di Storace. Già nel 2001 mi dimisi da AN con un documento molto duro perché il partito cominciava ad assumere gli aspetti caratterizzanti dei partiti della prima repubblica".
Gianfranco Fini lei lo conosce bene. Quale il suo giudizio?
"Un personaggio certamente intelligente, preparato, colto, buon affabulatore, cresciuto e formato nella scuola di partito con leader insigni come Almirante. Attualmente mi sembra l'opposto di quello che rappresentò fino al 2003 circa".
C'è un po' di amarezza nella sua storia politica?
"Certo. Le nostre idee che abbiamo portato avanti con coraggio e pericolo dal 1946 al 1994 ci hanno portato fino al Governo della Nazione ma Fini e compagni le hanno tradite".
Mi faccia un esempio.
"Dovevamo attuare quei programmi che in sintesi esprimerei come la terza fase dell'evoluzione programmatica del cosiddetto fascismo. Ovvero l'attuazione dei principi partecipativi. Non è nostalgismo, affatto, ma vero progresso verso un'attualità politica impostata sugli istituti partecipativi già in parte attuati altrove, penso alla Germania e al Giappone, ma anche nelle commissioni europee che si interessano di sociale e lavoro. In realtà questa terza fase della dottrina partecipativa è patrimonio più della destra sociale e nazionale che del fascismo".
Cosa pensa della politica delle amministrazioni comunali negli ultimi anni? In particolare per il Centro Storico dove lei risiede da sempre.
"Il mio giudizio è negativo da sempre. Il centro è invivibile sia per i residenti che per i turisti. Ci vogliono progetti per valle Faul, per i parcheggi e per lo sviluppo del centro. Sono totalmente critico con il perpetuarsi di classi dirigenti che hanno scarse capacità: come hanno dimostrato in decenni di attività. Dovrebbero trasformare la realtà strutturale, economica e sociale di Viterbo ma non ne sono capaci. Hanno dimenticato il raddoppio della cassia fino a Siena, il semianello, la tangenziale, la ferrovia Orte-Civitavecchia condannandoci ad un inevevitabile isolamento".
Dunque tutti male?
"Certo! Non ho nessuna fiducia e stima da chi sul campo ha dimostrato incompetenza e scarse capacità gestionali".
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