Finalmente il Dalai Lama torna in Italia, a Livorno 14-15 giugno.
domenica 27 aprile 2014
lunedì 12 marzo 2012
Intervista a ITALO ARIETI
Uscita su "Il Nuovo Corriere Viterbese"
Nome: ITALO
Cognome: ARIETI
Nato: 10 ottobre 1933 a Tuscania (VT)
Titolo di Studio: Laurea in Medicina conseguita alla Sapienza di Roma. Specializzato in Pediatria.
Stato civile: Coniugato con due figli e quattro nipoti.
Attività: Medico in Ospedale e Pediatra.
Incarichi politici: Assessore al Comune di Viterbo. Presidente dell’Ente Provinciale del Turismo. Presidente dell’Istituto Autonomo Case Popolari. Membro dell’Assemblea del Consorzio per la promozione dell’Università della Tuscia
Intervistare il Dott. Arieti sulla politica viterbese è un bel viaggio nella memoria cittadina oltre che un’occasione più unica che rara: è praticamente l’unico esponente di spicco della Tuscia di quello che fu il Partito Socialdemocratico. È però forse anche un’occasione di evasione, perché alla fine più che di politica verrebbe voglia di parlare di cucina, la grande passione di Arieti che lo vede attivissimo animatore del sito Tusciaintavola oltre che famoso autore di questo settore – conosciuto per il volume “Tuscia a Tavola. Ricette, curiosità, tradizioni gastronomiche della provincia di Viterbo”, giunto addirittura alla settima edizione. Insomma, è probabilmente il massimo esperto sull’argomento, oltre che autore anche di un libro “Erbe della Tuscia nel piatto”, di culto per gli amanti del genere. “È la mia vera passione, i miei libri sono frutto di anni di ricerche e lavoro” afferma quasi alla fine dell’intervista, peraltro all’ora di pranzo di una sabato mattina estivo. Siamo a casa sua: spero di veder uscire dalla cucina un piatto fumante di lombrichi alla vitorchianese ma purtroppo è solo un’immaginazione frutto dell’ingordigia. Andrà bene, un’ora dopo, la caprese di mia moglie.
Ma partiamo dagli inizio.
Come nasce la sua passione per la politica?
“All’Università a Roma. Erano gli anni ’50, quando esistevano quattro gruppi politici, quello dei Comunisti, dei Fascisti e dei Democristiani e quello nostro”.
Voi chi eravate?
“Eravamo un’associazione di laici che si ispirava a PSI, PRI e PLI: erano i nostri partiti di riferimento. Ricordo bene anche la figura di Marco Pannella.
Partecipavate alla vita Universitaria?
“Certo ed anche alle elezioni per la gestione dell’Università stessa. Mi candidai pure io”.
Poi ci fu la scissione socialista.
“Purtroppo. Nenni decise di aderire al Fronte Popolare con i comunisti e questo portò alla divisione del partito ”.
Quale era la sua posizione?
“Io, come gli altri socialdemocratici, non ho mai condiviso l’utopia comunista, questo al di là dei fatti storici, di Stalin, dei gulag, della Cambogia ecc… ”
Quale il suo rapporto con i comunisti e i socialisti?
“Non sono mai stato contro i socialisti, anche quando loro erano con i comunisti. Anzi ho sempre lavorato con passione per l’unità socialista. In quegli anni per noi giovani la politica era una cosa seria. C’era la battaglia per le idee, certo, le ideologie erano forti e radicate ma si lottava sempre con grande rispetto per tutti.
Non è cosi per tutti però?
“No, soprattutto oggi”.
Alla fine dell’Università iniziò a lavorare come medico?
“Si, mi laureai alla Sapienza e dopo rimasi a Viterbo. Dapprima feci l’Ufficiale medico al CAALE come servizio militare e poi entrai in ospedale: quello noto come ospedale vecchio, a fianco del Palazzo dei Papi. Eravamo alla fine degli anni ‘50”.
Che ambiente era?
“Un ambiente che a raccontarlo oggi non ci si crede. Era semplicemente una scuola che serviva per fare il medico condotto, ma consideri che c’erano solo i reparti di Medicina e quello di Chirurgia, si faceva di tutto. Non c’era neanche l’anestesista, anche a quello dovevamo pensare noi. Però feci una grande esperienza sul campo e nell’occasione ebbi modo di conoscere Saragat.
Perché Saragat?
“Perché il figlio ebbe un incidente stradale presso Viterbo e fu ricoverato da noi. Io ero l’unico medico socialista riformista e così lo frequentai e diventammo amici. Fui anche invitato a casa loro. La prima cosa che mi disse il figlio era di non chiedere favori al padre, non l’avrebbe sopportato”.
Che tipo era Saragat?
“Una persona seria, un grande politico che ho sempre stimato molto.
Intanto a Viterbo prosegue l’attività politica.
“Si certo, con grande passione. Ero corrispondente de “La Giustizia”, il giornale della Socialdemocrazia e ho ancora la tessera della mia appartenenza alla Federazione Giovanile socialista ”.
Quali i suoi compagni di partito?
“Di molti non più in vita ne conservo un affettuoso ricordo. Il più importante per me fu Santo Di Gregorio, oggi purtroppo scomparso anche lui, mio carissimo amico e maestro, persona degnissima che mi sostituì nel mio incarico di Assessore Comunale”.
Quando venne eletto in Comune?
“Nel 1964, nominato Assessore alla Sanità: incarico scomodo che molti non volevano perché non c’era nulla da mangiare ma solo da cancellare la gente dall’elenco dei poveri con evidenti ripercussioni elettorali negative”.
Insomma, incarico che non la gratificava?
“Infatti dopo due anni l’ho lasciato per tornare a dedicarmi a tempo pieno al lavoro di medico, la mia missione, la mia professione, oltre al fatto che nelle lunghe sedute consiliari si perdeva molto tempo in chiacchiere inconcludenti ”.
Però poi sono arrivati alcuni incarichi prettamente politici.
“Si, sono stato nominato Presidente dell’Ente Provinciale del Turismo: un’attività che mi ha dato grande soddisfazione, alla quale sono rimasi legato anche per l’intensa attività culturale che ne derivava”.
Cosa vuole ricordare delle cose fatte per la Tuscia?
“Ce ne sono tantissime. Dalla creazione rivista Tuscia che suscitò molto interesse, promossi la nascita del Festival Barocco, del Centro Studio del Teatro medievale e rinascimentale, del Laboratorio di Restauro di Viterbo nel complesso di San Carlo, che passai alla Provincia che aveva ereditato la villa Rosi. Ho organizzato la Prima Mostra dell’Antiquariato nell’ambito della prima settimana Medioevale”.
Come era distribuita “Tuscia”?
“Nata nel 1973 era inviata gratuitamente ai giornalisti e a tutti gli enti del turismo d’Italia. Ma oltre alla rivista iniziai la pubblicazione di una serie di volumi sulla storia, l’archeologia ed il turismo nella nostra provincia”.
Ovvero?
“Per esempio La collana “I documentari” pubblicata in collaborazione con la De Agostini che ha avuto molto successo e si vende ancora oggi. Sono monografie sulla nostra terra di grande qualità praticamente tutte autofinanziate. Consideri che io essendo stato il primo presidente dell’EPT nominato di nomina regionale, trovò le Regioni impreparate a finanziare questi nuovi Enti, prima dipendenti dal Ministero, per cui c’erano appena i soldi per pagare i dipendenti. Consideri che io non ho mai avuto a disposizione né un’auto dell’Ente, né un autista”.
Dopo 6 anni, nel 1979 lei lascia l’EPT.
“Mi fanno fuori. Forse avevo fatto molte cose e alzato troppo la testa e il PRI rivendicò l’assegnazione dell’Ente e fu assecondato”.
Dopo qualche anno però, nel 1985, arriva un altro incarico figlio della politica: la Presidenza dello IACP.
“In realtà sarebbe dovuta andare ad un esponente del PCI ma l’onorevole Gigli fece il mio nome: in pratica fu una nomina che mi cadde addosso in chiave anticomunista a cui andò così la vicepresidenza”.
Che esperienza fu?
“Un’esperienza negativa. Provai a cambiare qualche cosa ma fu tutto inutile: certi sistemi consolidati erano immutabili, come un muro di gomma, per cui mollai tutto dopo due anni e passai nuovamente al lavoro in Ospedale e mi dedicai come passatempo al settore enogastronomico, creando una Delegazione dell’Accademia Italiana della Cucina.
Fu l’ultima esperienza politica significativa?
“In effetti lascio la politica attiva nel 1987, prima di Tangentopoli. In realtà abbandono la militanza ma non l’iscrizione che ho conservato fino alla fine.
Ci fu poi un ritorno di fiamma e lei si candidò anche a Sindaco.
“Tanti anni dopo nel 2001: fu una candidatura per così dire di testimonianza senza nessuna consapevole possibilità di vittoria. Fu con lo SDI dopo che tangentopoli aveva spazzato via molti dirigenti socialisti, anche quelli viterbesi che non avevo molto amato. Vinse facilmente Gabbianelli ma fu soltanto l’ultimo tentativo per dimostrare che i socialisti esistevano ancora ”.
Come giudica Craxi e tangentopoli?
“Craxi politicamente lo stimavo, aveva grandi doti. Certo ci fu corruzione ma non certo per fini personali come si usa oggi, semmai per fini politici, di partito e di potere al suo interno. Come non ricordare quei congressi faraonici certamente molto costosi. Ma oggi è ancora peggio, anche se esiste un generoso finanziamento da parte dello Stato: la politica è sempre più corrotta, viene fatta solo per fini di arricchimento personale e per la gestione delle clientele, fondamentali per la conservazione del potere”.
Domanda di rito, meglio la Prima o la Seconda Repubblica?
“La Prima che identifico però con politici come Nenni, Saragat, Togliatti, Malagodi, Reale, De Nicola, Pertini, De Gasperi: per me sono loro la prima Repubblica, loro che erano veramente gente per bene“.
E la Seconda?
“Preciso che non ho mai votato per Berlusconi: però mi dà fastidio questo continuo accanimento contro di lui, questo volergli entrare nel letto. Resta il fatto che non lo stimo per il suo comportamento inadeguato alla sua posizione, non ha la stoffa di uno statista: è un imprenditore che con gli aiuti ottenuti in passato ha dimostrato di saperci fare come imprenditore. Il mio ideale di statista ha tutt’altra sobrietà: dovrebbe rappresentare la nazione in maniera diversa, lasciando da parte gli interessi personali e il resto .
Ora vota e per chi?
“L’ultimo voto l’ho dato allo SDI ma a volte ho votato per i radicali ”.
Chi è stato per lei il miglior Sindaco di Viterbo?
“Io sono stato assessore con il democristiano Benigni: una persona in gamba e preparatissimo. Smise presto con la politica, quando avrebbe potuto fare ottime cose ancora per Viterbo. Devo dire. però, che anche Gigli per certi versi ci ha saputo fare”.
Cosa farebbe per la Viterbo di oggi?
“Per molte cose è ormai tardi, i treni sono passati, soprattutto quello delle Terme, mentre l’aeroporto è progettato sulle nuvole, per cui ritengo che Viterbo debba proporsi come “capitale della Tuscia” puntando sulle risorse che può ancora offrire tutto il territorio provinciale.
Si spieghi?
“Per l’agricoltura deve mirare alla qualità dei prodotti, oggi merce rarissima, come pure su un turismo stanziale (non quello del mordi e fuggi), che interessi tutto il territorio provinciale, con le varie ricchezze sfruttabili ancora oggi, come il lago, i boschi, i tesori artistici, imitando la nostra grande rivale, la Toscana. Allora non ci riuscii per mancanza di fondi, oggi credo sia altrettanto dura”.
Favorevole alla chiusura del Centro Storico?
“In parte si: per la Viterbo medievale certamente, per la zona di Via Marconi no”.
Italo Arieti: quello che fu uno dei pochi socialdemocratici del viterbese ora è ben più famoso per le sue conoscenze culinarie che per la sua storia politica. Un rimpianto? Personaggi del genere avrebbe potuto dare di più ma il sistema dei partiti li ha stritolati.
MAURIZIO MAKOVEC
makcomunevt@yahoo.it
Nome: ITALO
Cognome: ARIETI
Nato: 10 ottobre 1933 a Tuscania (VT)
Titolo di Studio: Laurea in Medicina conseguita alla Sapienza di Roma. Specializzato in Pediatria.
Stato civile: Coniugato con due figli e quattro nipoti.
Attività: Medico in Ospedale e Pediatra.
Incarichi politici: Assessore al Comune di Viterbo. Presidente dell’Ente Provinciale del Turismo. Presidente dell’Istituto Autonomo Case Popolari. Membro dell’Assemblea del Consorzio per la promozione dell’Università della Tuscia
Intervistare il Dott. Arieti sulla politica viterbese è un bel viaggio nella memoria cittadina oltre che un’occasione più unica che rara: è praticamente l’unico esponente di spicco della Tuscia di quello che fu il Partito Socialdemocratico. È però forse anche un’occasione di evasione, perché alla fine più che di politica verrebbe voglia di parlare di cucina, la grande passione di Arieti che lo vede attivissimo animatore del sito Tusciaintavola oltre che famoso autore di questo settore – conosciuto per il volume “Tuscia a Tavola. Ricette, curiosità, tradizioni gastronomiche della provincia di Viterbo”, giunto addirittura alla settima edizione. Insomma, è probabilmente il massimo esperto sull’argomento, oltre che autore anche di un libro “Erbe della Tuscia nel piatto”, di culto per gli amanti del genere. “È la mia vera passione, i miei libri sono frutto di anni di ricerche e lavoro” afferma quasi alla fine dell’intervista, peraltro all’ora di pranzo di una sabato mattina estivo. Siamo a casa sua: spero di veder uscire dalla cucina un piatto fumante di lombrichi alla vitorchianese ma purtroppo è solo un’immaginazione frutto dell’ingordigia. Andrà bene, un’ora dopo, la caprese di mia moglie.
Ma partiamo dagli inizio.
Come nasce la sua passione per la politica?
“All’Università a Roma. Erano gli anni ’50, quando esistevano quattro gruppi politici, quello dei Comunisti, dei Fascisti e dei Democristiani e quello nostro”.
Voi chi eravate?
“Eravamo un’associazione di laici che si ispirava a PSI, PRI e PLI: erano i nostri partiti di riferimento. Ricordo bene anche la figura di Marco Pannella.
Partecipavate alla vita Universitaria?
“Certo ed anche alle elezioni per la gestione dell’Università stessa. Mi candidai pure io”.
Poi ci fu la scissione socialista.
“Purtroppo. Nenni decise di aderire al Fronte Popolare con i comunisti e questo portò alla divisione del partito ”.
Quale era la sua posizione?
“Io, come gli altri socialdemocratici, non ho mai condiviso l’utopia comunista, questo al di là dei fatti storici, di Stalin, dei gulag, della Cambogia ecc… ”
Quale il suo rapporto con i comunisti e i socialisti?
“Non sono mai stato contro i socialisti, anche quando loro erano con i comunisti. Anzi ho sempre lavorato con passione per l’unità socialista. In quegli anni per noi giovani la politica era una cosa seria. C’era la battaglia per le idee, certo, le ideologie erano forti e radicate ma si lottava sempre con grande rispetto per tutti.
Non è cosi per tutti però?
“No, soprattutto oggi”.
Alla fine dell’Università iniziò a lavorare come medico?
“Si, mi laureai alla Sapienza e dopo rimasi a Viterbo. Dapprima feci l’Ufficiale medico al CAALE come servizio militare e poi entrai in ospedale: quello noto come ospedale vecchio, a fianco del Palazzo dei Papi. Eravamo alla fine degli anni ‘50”.
Che ambiente era?
“Un ambiente che a raccontarlo oggi non ci si crede. Era semplicemente una scuola che serviva per fare il medico condotto, ma consideri che c’erano solo i reparti di Medicina e quello di Chirurgia, si faceva di tutto. Non c’era neanche l’anestesista, anche a quello dovevamo pensare noi. Però feci una grande esperienza sul campo e nell’occasione ebbi modo di conoscere Saragat.
Perché Saragat?
“Perché il figlio ebbe un incidente stradale presso Viterbo e fu ricoverato da noi. Io ero l’unico medico socialista riformista e così lo frequentai e diventammo amici. Fui anche invitato a casa loro. La prima cosa che mi disse il figlio era di non chiedere favori al padre, non l’avrebbe sopportato”.
Che tipo era Saragat?
“Una persona seria, un grande politico che ho sempre stimato molto.
Intanto a Viterbo prosegue l’attività politica.
“Si certo, con grande passione. Ero corrispondente de “La Giustizia”, il giornale della Socialdemocrazia e ho ancora la tessera della mia appartenenza alla Federazione Giovanile socialista ”.
Quali i suoi compagni di partito?
“Di molti non più in vita ne conservo un affettuoso ricordo. Il più importante per me fu Santo Di Gregorio, oggi purtroppo scomparso anche lui, mio carissimo amico e maestro, persona degnissima che mi sostituì nel mio incarico di Assessore Comunale”.
Quando venne eletto in Comune?
“Nel 1964, nominato Assessore alla Sanità: incarico scomodo che molti non volevano perché non c’era nulla da mangiare ma solo da cancellare la gente dall’elenco dei poveri con evidenti ripercussioni elettorali negative”.
Insomma, incarico che non la gratificava?
“Infatti dopo due anni l’ho lasciato per tornare a dedicarmi a tempo pieno al lavoro di medico, la mia missione, la mia professione, oltre al fatto che nelle lunghe sedute consiliari si perdeva molto tempo in chiacchiere inconcludenti ”.
Però poi sono arrivati alcuni incarichi prettamente politici.
“Si, sono stato nominato Presidente dell’Ente Provinciale del Turismo: un’attività che mi ha dato grande soddisfazione, alla quale sono rimasi legato anche per l’intensa attività culturale che ne derivava”.
Cosa vuole ricordare delle cose fatte per la Tuscia?
“Ce ne sono tantissime. Dalla creazione rivista Tuscia che suscitò molto interesse, promossi la nascita del Festival Barocco, del Centro Studio del Teatro medievale e rinascimentale, del Laboratorio di Restauro di Viterbo nel complesso di San Carlo, che passai alla Provincia che aveva ereditato la villa Rosi. Ho organizzato la Prima Mostra dell’Antiquariato nell’ambito della prima settimana Medioevale”.
Come era distribuita “Tuscia”?
“Nata nel 1973 era inviata gratuitamente ai giornalisti e a tutti gli enti del turismo d’Italia. Ma oltre alla rivista iniziai la pubblicazione di una serie di volumi sulla storia, l’archeologia ed il turismo nella nostra provincia”.
Ovvero?
“Per esempio La collana “I documentari” pubblicata in collaborazione con la De Agostini che ha avuto molto successo e si vende ancora oggi. Sono monografie sulla nostra terra di grande qualità praticamente tutte autofinanziate. Consideri che io essendo stato il primo presidente dell’EPT nominato di nomina regionale, trovò le Regioni impreparate a finanziare questi nuovi Enti, prima dipendenti dal Ministero, per cui c’erano appena i soldi per pagare i dipendenti. Consideri che io non ho mai avuto a disposizione né un’auto dell’Ente, né un autista”.
Dopo 6 anni, nel 1979 lei lascia l’EPT.
“Mi fanno fuori. Forse avevo fatto molte cose e alzato troppo la testa e il PRI rivendicò l’assegnazione dell’Ente e fu assecondato”.
Dopo qualche anno però, nel 1985, arriva un altro incarico figlio della politica: la Presidenza dello IACP.
“In realtà sarebbe dovuta andare ad un esponente del PCI ma l’onorevole Gigli fece il mio nome: in pratica fu una nomina che mi cadde addosso in chiave anticomunista a cui andò così la vicepresidenza”.
Che esperienza fu?
“Un’esperienza negativa. Provai a cambiare qualche cosa ma fu tutto inutile: certi sistemi consolidati erano immutabili, come un muro di gomma, per cui mollai tutto dopo due anni e passai nuovamente al lavoro in Ospedale e mi dedicai come passatempo al settore enogastronomico, creando una Delegazione dell’Accademia Italiana della Cucina.
Fu l’ultima esperienza politica significativa?
“In effetti lascio la politica attiva nel 1987, prima di Tangentopoli. In realtà abbandono la militanza ma non l’iscrizione che ho conservato fino alla fine.
Ci fu poi un ritorno di fiamma e lei si candidò anche a Sindaco.
“Tanti anni dopo nel 2001: fu una candidatura per così dire di testimonianza senza nessuna consapevole possibilità di vittoria. Fu con lo SDI dopo che tangentopoli aveva spazzato via molti dirigenti socialisti, anche quelli viterbesi che non avevo molto amato. Vinse facilmente Gabbianelli ma fu soltanto l’ultimo tentativo per dimostrare che i socialisti esistevano ancora ”.
Come giudica Craxi e tangentopoli?
“Craxi politicamente lo stimavo, aveva grandi doti. Certo ci fu corruzione ma non certo per fini personali come si usa oggi, semmai per fini politici, di partito e di potere al suo interno. Come non ricordare quei congressi faraonici certamente molto costosi. Ma oggi è ancora peggio, anche se esiste un generoso finanziamento da parte dello Stato: la politica è sempre più corrotta, viene fatta solo per fini di arricchimento personale e per la gestione delle clientele, fondamentali per la conservazione del potere”.
Domanda di rito, meglio la Prima o la Seconda Repubblica?
“La Prima che identifico però con politici come Nenni, Saragat, Togliatti, Malagodi, Reale, De Nicola, Pertini, De Gasperi: per me sono loro la prima Repubblica, loro che erano veramente gente per bene“.
E la Seconda?
“Preciso che non ho mai votato per Berlusconi: però mi dà fastidio questo continuo accanimento contro di lui, questo volergli entrare nel letto. Resta il fatto che non lo stimo per il suo comportamento inadeguato alla sua posizione, non ha la stoffa di uno statista: è un imprenditore che con gli aiuti ottenuti in passato ha dimostrato di saperci fare come imprenditore. Il mio ideale di statista ha tutt’altra sobrietà: dovrebbe rappresentare la nazione in maniera diversa, lasciando da parte gli interessi personali e il resto .
Ora vota e per chi?
“L’ultimo voto l’ho dato allo SDI ma a volte ho votato per i radicali ”.
Chi è stato per lei il miglior Sindaco di Viterbo?
“Io sono stato assessore con il democristiano Benigni: una persona in gamba e preparatissimo. Smise presto con la politica, quando avrebbe potuto fare ottime cose ancora per Viterbo. Devo dire. però, che anche Gigli per certi versi ci ha saputo fare”.
Cosa farebbe per la Viterbo di oggi?
“Per molte cose è ormai tardi, i treni sono passati, soprattutto quello delle Terme, mentre l’aeroporto è progettato sulle nuvole, per cui ritengo che Viterbo debba proporsi come “capitale della Tuscia” puntando sulle risorse che può ancora offrire tutto il territorio provinciale.
Si spieghi?
“Per l’agricoltura deve mirare alla qualità dei prodotti, oggi merce rarissima, come pure su un turismo stanziale (non quello del mordi e fuggi), che interessi tutto il territorio provinciale, con le varie ricchezze sfruttabili ancora oggi, come il lago, i boschi, i tesori artistici, imitando la nostra grande rivale, la Toscana. Allora non ci riuscii per mancanza di fondi, oggi credo sia altrettanto dura”.
Favorevole alla chiusura del Centro Storico?
“In parte si: per la Viterbo medievale certamente, per la zona di Via Marconi no”.
Italo Arieti: quello che fu uno dei pochi socialdemocratici del viterbese ora è ben più famoso per le sue conoscenze culinarie che per la sua storia politica. Un rimpianto? Personaggi del genere avrebbe potuto dare di più ma il sistema dei partiti li ha stritolati.
MAURIZIO MAKOVEC
makcomunevt@yahoo.it
sabato 24 settembre 2011
domani Pio Marcoccia sul Nuovo Corriere
Domani su "Il Nuovo Corriere" intervista esclusiva ed inedita a Pio Marcoccia.
Da non perdere, non mancano chicche e pungolature
Da non perdere, non mancano chicche e pungolature
lunedì 12 settembre 2011
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-09-10/under-generazione-senza-stile-110640.shtml?uuid=AaPU9F3D
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-09-10/under-generazione-senza-stile-110640.shtml?uuid=AaPU9F3D
UNDER 40 con stile
giovedì 25 agosto 2011
OSVALDO ERCOLI: intervista Uscita sul Nuovo Corriere Viterbese
Nome: Osvaldo
Cognome: Ercoli
data di nascita: 30 gennaio 1930
dove: Valleranno (VT)
stato civile: coniugato con Maria Virgini; 3 figli e 6 nipoti.
titolo di studio: Laurea Scienze Matematiche alla Sapienza di Roma.
Militanza Politica: Fino agli anni ’70 nel Msi, poi nei Verdi per i quali è stato Consigliere Comunale a Viterbo e Provinciale.
Incontro il Professor Ercoli nello studio di casa sua nel primo pomeriggio di un sabato piovoso. Mi riceve con grande cordialità in camicia verde che quasi sembra un leghista, battuta che gli faccio.
“Mai stato uno estimatore della Lega. Io sono da sempre, sin da ragazzo, un ambientalista convinto: quello dell’ecologia, del rispetto della natura e degli animali, è una tema che sento profondamente”, afferma.
Come Massimo Fornicoli, suo illustre concittadino.
“È vero, so che spende gran parte del suo tempo in difesa e per la cura degli animali”.
Molti non lo sanno ma nel Movimento Sociale Italiano c’era una bella tradizione ecologica, soprattutto nell’area cosidetta rautiana. Quella che impazziva per il Signore degli Anelli, icona anche ambientalista di molte generazioni di giovani.
“Altra importante verità: purtroppo la tradizione di destra ecologica si perse appena l’MSI si mise a tavola”.
Perché uscì dal partito?
“Quando ci fu il referendum per il divorzio”.
Lei era favorevole?
“Ovviamente! Per me la famiglia è fondamentale ed è importantissima nella mia vita. Ma come si può pensare che due persone se non vanno d’accordo devono per forza restare insieme tutta la vita? E’ un’assurdità”.
E invece Almirante si schierò contro il divorzio.
“E già! La fece troppo grossa: si schierò con la DC, con Fanfani e la Chiesa. Mi dimisi scrivendogli una letteraccia”.
Una vicinanza pericolosa quella dell’MSI con la DC.
“Altro che opposizione: a distanza di tanti anni si capisce bene. L’Msi, quando è servito, è sempre stato la stampella della Democrazia Cristiana purtroppo. Tante volte hanno votato per proteggere o assecondare Andreotti”.
Ma perché lei entrò nel Movimento Sociale?
“Fondamentalmente per anticomunismo. Nel 1945-1946 vidi le loro malefatte, le loro violenze, la loro intolleranza, i loro soprusi anche in un paesino come Vallerano. Mio padre era morto, noi eravamo 5 figli abbastanza benestanti: ci davano sempre addosso, ci rubavano la notte…”
Poi però militando nei verdi è stato alleato della sinistra e anche degli ex-comunisti.
“Dopo, con gli anni, ho saputo distinguere tra comunismo reale e di pensiero. Oggi è tutto diverso anche se non digerisco quelli che al tempo appoggiarono le invasioni dell’Ungheria e della Cecoslovacchia. A cominciare da Napolitano”.
Chi erano i suoi compagni missini di allora?
“Gemini, Soggiu, Gabbianelli, Signorelli…”
Oggi tutti vicini alla destra berlusconiana.
“Hanno preso la strada della politica di convenienza: francamente proprio non riesco a capire come facciamo a sostenere Berlusconi. Mi sembra una scelta contronatura”.
Non è mai stato sforato dall’idea?
“Mai! Ma proprio mai. Per me è inconcepibile. Lo dico sinceramente: proprio non capisco come si possa sostenere una figura del genere”.
Con Gabbianelli fu Consigliere Comunale al tempo dei Verdi.
“E lui faceva della belle e dure battaglie contro la DC, poi vedo che col tempo ha lasciato correre”.
Ora vota ancora?
“Sempre. Spesso per i radicali e le loro liste”.
Perché?
“Hanno le loro manchevolezze ma combattono sempre con serietà per problematiche civili che sento molto”.
Perché in Germania i Verdi sono una realtà importante e decisiva della politica e in Italia no?
“I Verdi in Italia sono come tutti i partitini: in fila per aspettare il loro pezzettino di torta. Per questo litigai con Bonelli inviando una lettera dimissioni”.
In che senso?
“Per realpolitik: volevano che a Viterbo appoggiassi Fioroni. Per carità. Io che per 50 anni avevo combattuto il potere della DC. Gli risposi che se volevano fare la politica dei democristiani allora io non ci stavo più. Ma ci fu altra cosa che non mi andò giù”.
Ovvero?
“Marino, il figlio dell’ex-prefetto. Volle fare il nostro portavoce. Per me andava bene. Poi scoprii dai giornali che dopo una politica di spartizione dei posti era stato nominato allo IACP in quota Verdi senza che io sapessi nulla. Mi arrabbiai: sia chiaro, non era poltrona che volevo per me, ma volevo almeno partecipare alla decisione su chi darla”.
Ora è iscritto ai Verdi?
“No, sono iscritto al Partito Radicale Transnazionale: ne condivido le lotte e lo spirito non-violento”.
È favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere?
“Certo! E anche alla regolazione libera di quelle pesanti. È molto meglio e poi tutte le campagne proibizioniste sono state storicamente fallimentari e vanno solo a vantaggio della criminalità”.
Oggi voterà per i referendum?
“Certo, 4 SI senza neanche pensarci: mi sembra così ovvio”.
Cosa farebbe per Viterbo se oggi fosse sindaco?
“Per prima cosa gestirei la cosa pubblica come se fosse privata: con la stessa cura e attenzione, mentre in Comune spesso si tende a sprecare i soldi e a tirare a campare. Tra le varie cose poi farei la scala mobile da Faul al Duomo”.
E chiuderebbe il centro storico alle auto?
“Si ma prima vanno fatti i parcheggi. Già se ne parlava quando ero consigliere comunale ma è stato fatto solo quello del Sacrario estemporaneamente perché veniva il Papa”.
Meglio la Prima o la Seconda Repubblica?
“Non vedo grandi differenze. Ora ci sono porcherie più grosse perché c’è meno da rubare”.
Tangentopoli un golpe o una farsa?
“Di certo non un golpe, ma il PCI è stato bravo a dare tutte le colpe a PSI e DC pur avendone di grandi. I comunisti per 50 anni sono stati come il cane sotto il tavolo che sta a cuccia aspettando ossi e avanzi. In Italia non c’è mai stata opposizione e a Viterbo hanno sempre trescato con Fioroni”.
Chi è stato il miglior Sindaco di Viterbo?
“Non saprei. Gabbianelli ha fatto delle cose, ma mi sembra un ducetto con Via Marconi che è la sua via dell’Impero: è bella ma avrei speso i soldi diversamente. Però non saprei fare una graduatoria. Semmai posso dire quale è stato il peggiore”.
Chi?
“Fioroni che ha sempre fatto solo il gioco delle tre carte. Pure come Ministro ha fatto poco e niente. Certo, è intelligente, ma troppo teso a raggiungere i suoi scopi”
L’intervista finirebbe qui ma il Prof. Ercoli prima mi regala il film “Home”: “Lo faccia vedere a sua moglie e ai suoi figli, è importante per la tematica ambientalista”, mi fa. Poi parlando del Ruffini, nostra ex scuola (lui come insegnante, io come studente) si scaglia anche piuttosto bonariamente contro l’allora Preside Buzzi: “Mi querelò, tra l’altro, perché dissi che rubava lo stipendio. Gestiva la scuola come fosse una succursale del PLI. Fui assolto ma lì finì la mia esperienza a scuola”.
Questo è Osvaldo Ercoli: un vero ambientalista oltre la destra e la sinistra, senza peli sulla lingua, senza paura di farsi molti nemici: a partire da un big del centrosinistra come Peppe Fioroni.
Maurizio Makovec
makcomunevt@yahoo.it
Cognome: Ercoli
data di nascita: 30 gennaio 1930
dove: Valleranno (VT)
stato civile: coniugato con Maria Virgini; 3 figli e 6 nipoti.
titolo di studio: Laurea Scienze Matematiche alla Sapienza di Roma.
Militanza Politica: Fino agli anni ’70 nel Msi, poi nei Verdi per i quali è stato Consigliere Comunale a Viterbo e Provinciale.
Incontro il Professor Ercoli nello studio di casa sua nel primo pomeriggio di un sabato piovoso. Mi riceve con grande cordialità in camicia verde che quasi sembra un leghista, battuta che gli faccio.
“Mai stato uno estimatore della Lega. Io sono da sempre, sin da ragazzo, un ambientalista convinto: quello dell’ecologia, del rispetto della natura e degli animali, è una tema che sento profondamente”, afferma.
Come Massimo Fornicoli, suo illustre concittadino.
“È vero, so che spende gran parte del suo tempo in difesa e per la cura degli animali”.
Molti non lo sanno ma nel Movimento Sociale Italiano c’era una bella tradizione ecologica, soprattutto nell’area cosidetta rautiana. Quella che impazziva per il Signore degli Anelli, icona anche ambientalista di molte generazioni di giovani.
“Altra importante verità: purtroppo la tradizione di destra ecologica si perse appena l’MSI si mise a tavola”.
Perché uscì dal partito?
“Quando ci fu il referendum per il divorzio”.
Lei era favorevole?
“Ovviamente! Per me la famiglia è fondamentale ed è importantissima nella mia vita. Ma come si può pensare che due persone se non vanno d’accordo devono per forza restare insieme tutta la vita? E’ un’assurdità”.
E invece Almirante si schierò contro il divorzio.
“E già! La fece troppo grossa: si schierò con la DC, con Fanfani e la Chiesa. Mi dimisi scrivendogli una letteraccia”.
Una vicinanza pericolosa quella dell’MSI con la DC.
“Altro che opposizione: a distanza di tanti anni si capisce bene. L’Msi, quando è servito, è sempre stato la stampella della Democrazia Cristiana purtroppo. Tante volte hanno votato per proteggere o assecondare Andreotti”.
Ma perché lei entrò nel Movimento Sociale?
“Fondamentalmente per anticomunismo. Nel 1945-1946 vidi le loro malefatte, le loro violenze, la loro intolleranza, i loro soprusi anche in un paesino come Vallerano. Mio padre era morto, noi eravamo 5 figli abbastanza benestanti: ci davano sempre addosso, ci rubavano la notte…”
Poi però militando nei verdi è stato alleato della sinistra e anche degli ex-comunisti.
“Dopo, con gli anni, ho saputo distinguere tra comunismo reale e di pensiero. Oggi è tutto diverso anche se non digerisco quelli che al tempo appoggiarono le invasioni dell’Ungheria e della Cecoslovacchia. A cominciare da Napolitano”.
Chi erano i suoi compagni missini di allora?
“Gemini, Soggiu, Gabbianelli, Signorelli…”
Oggi tutti vicini alla destra berlusconiana.
“Hanno preso la strada della politica di convenienza: francamente proprio non riesco a capire come facciamo a sostenere Berlusconi. Mi sembra una scelta contronatura”.
Non è mai stato sforato dall’idea?
“Mai! Ma proprio mai. Per me è inconcepibile. Lo dico sinceramente: proprio non capisco come si possa sostenere una figura del genere”.
Con Gabbianelli fu Consigliere Comunale al tempo dei Verdi.
“E lui faceva della belle e dure battaglie contro la DC, poi vedo che col tempo ha lasciato correre”.
Ora vota ancora?
“Sempre. Spesso per i radicali e le loro liste”.
Perché?
“Hanno le loro manchevolezze ma combattono sempre con serietà per problematiche civili che sento molto”.
Perché in Germania i Verdi sono una realtà importante e decisiva della politica e in Italia no?
“I Verdi in Italia sono come tutti i partitini: in fila per aspettare il loro pezzettino di torta. Per questo litigai con Bonelli inviando una lettera dimissioni”.
In che senso?
“Per realpolitik: volevano che a Viterbo appoggiassi Fioroni. Per carità. Io che per 50 anni avevo combattuto il potere della DC. Gli risposi che se volevano fare la politica dei democristiani allora io non ci stavo più. Ma ci fu altra cosa che non mi andò giù”.
Ovvero?
“Marino, il figlio dell’ex-prefetto. Volle fare il nostro portavoce. Per me andava bene. Poi scoprii dai giornali che dopo una politica di spartizione dei posti era stato nominato allo IACP in quota Verdi senza che io sapessi nulla. Mi arrabbiai: sia chiaro, non era poltrona che volevo per me, ma volevo almeno partecipare alla decisione su chi darla”.
Ora è iscritto ai Verdi?
“No, sono iscritto al Partito Radicale Transnazionale: ne condivido le lotte e lo spirito non-violento”.
È favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere?
“Certo! E anche alla regolazione libera di quelle pesanti. È molto meglio e poi tutte le campagne proibizioniste sono state storicamente fallimentari e vanno solo a vantaggio della criminalità”.
Oggi voterà per i referendum?
“Certo, 4 SI senza neanche pensarci: mi sembra così ovvio”.
Cosa farebbe per Viterbo se oggi fosse sindaco?
“Per prima cosa gestirei la cosa pubblica come se fosse privata: con la stessa cura e attenzione, mentre in Comune spesso si tende a sprecare i soldi e a tirare a campare. Tra le varie cose poi farei la scala mobile da Faul al Duomo”.
E chiuderebbe il centro storico alle auto?
“Si ma prima vanno fatti i parcheggi. Già se ne parlava quando ero consigliere comunale ma è stato fatto solo quello del Sacrario estemporaneamente perché veniva il Papa”.
Meglio la Prima o la Seconda Repubblica?
“Non vedo grandi differenze. Ora ci sono porcherie più grosse perché c’è meno da rubare”.
Tangentopoli un golpe o una farsa?
“Di certo non un golpe, ma il PCI è stato bravo a dare tutte le colpe a PSI e DC pur avendone di grandi. I comunisti per 50 anni sono stati come il cane sotto il tavolo che sta a cuccia aspettando ossi e avanzi. In Italia non c’è mai stata opposizione e a Viterbo hanno sempre trescato con Fioroni”.
Chi è stato il miglior Sindaco di Viterbo?
“Non saprei. Gabbianelli ha fatto delle cose, ma mi sembra un ducetto con Via Marconi che è la sua via dell’Impero: è bella ma avrei speso i soldi diversamente. Però non saprei fare una graduatoria. Semmai posso dire quale è stato il peggiore”.
Chi?
“Fioroni che ha sempre fatto solo il gioco delle tre carte. Pure come Ministro ha fatto poco e niente. Certo, è intelligente, ma troppo teso a raggiungere i suoi scopi”
L’intervista finirebbe qui ma il Prof. Ercoli prima mi regala il film “Home”: “Lo faccia vedere a sua moglie e ai suoi figli, è importante per la tematica ambientalista”, mi fa. Poi parlando del Ruffini, nostra ex scuola (lui come insegnante, io come studente) si scaglia anche piuttosto bonariamente contro l’allora Preside Buzzi: “Mi querelò, tra l’altro, perché dissi che rubava lo stipendio. Gestiva la scuola come fosse una succursale del PLI. Fui assolto ma lì finì la mia esperienza a scuola”.
Questo è Osvaldo Ercoli: un vero ambientalista oltre la destra e la sinistra, senza peli sulla lingua, senza paura di farsi molti nemici: a partire da un big del centrosinistra come Peppe Fioroni.
Maurizio Makovec
makcomunevt@yahoo.it
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